Sistemica 2026
Le sfide dei cambiamenti socioculturali nella clinica sistemica
Data
11/14 Marzo 2026
ECM STIMATI 45
Provider 6228
Giunti Psicologia.io srl
Modalità
Online e Blended
Luogo
NH Hotel, Foro Italico Umberto I, 22/B, Palermo
L’evento
Serendipity Eventi, dopo il successo d’interesse e partecipazione dei tre anni scorsi dell’evento SISTEMICA, che ha visto impegnati tutti i direttori didattici delle storiche scuole sistemiche presenti nel territorio siciliano e altri relatori di fama mondiale, propone la quarta edizione sul tema:
LE SFIDE DEI CAMBIAMENTI SOCIOCULTURALI NELLA CLINICA SISTEMICA.
Oggi viviamo nello scenario mondiale una condizione di particolare cambiamento:
- Attualmente ci sono 56 conflitti armati attivi nel mondo, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, che coinvolgono direttamente o indirettamente almeno 92 paesi
- Assistiamo giornalmente nei media la devastazione di vari territori
- I sistemi democratici nel tempo si sono trasformati in sistemi caotici e sempre più disorganizzati dove l’odio prevale sugli interventi finalizzati a garantire la salute, lo studio, lo sviluppo
- Osserviamo sempre più la costituzione di ideologie distruttive
- Il mondo occidentale sembra avviarsi verso un sistema di democrazia illiberale
- Osserviamo un costante aumento dei comportamenti aggressivi e violenti che si registrano sia nei contesti intrafamiliare (violenza assistita, femminicidio, abuso sessuale, ecc.) che extrafamiliari (baby gang, bullismo, cyberbullismo, stalking, ecc.)
Tenuto conto che la relazione terapeutica è il campo intersoggettivo che favorisce un processo di cambiamento, nei macrosistemi quale contributo può dare l’approccio sistemico sia nella lettura dei fenomeni succitati, sia nel promuovere processi di cambiamento?
L’evento sarà articolato in quattro giornate: mercoledi, giovedi e venerdi mattina in modalità live webinar, venerdi pomeriggio e sabato in presenza e in diretta streaming. Sarà possibile seguire l’evento interamente online o in formula blended.
Il programma
Mer. 11 Marzo
webinar in diretta
Chair Rita Latella
- Ore 8.40 Saluti Istituzionali
Vincenza Zarcone, Presidente OPRS
Daniela Tortorelli, Presidente SIPPR - Ore 9.00 Viviana Cheng – Amplifying children’s voices in family therapy
- Ore 10.00 Maurizio Andolfi – Come dare voce a bambini di famiglie immigrate
- Ore 11.00 Pausa
- Ore 11.15 Carmine Saccu – L’onnipotenza e l’impotenza in psicoterapia. Bambini ipercinetici con sindrome di opposizione
- Ore 12.15 Vincenzo De Bustis – La terapia familiare del bambino sintomatico. Un caso di sonnambulismo
- Ore 13.15 Pausa pranzo
Chair Alessandra Salerno
- Ore 15.00 Federica Serravelli – Coming-out e famiglia: il ruolo dell’accettazione con pazienti lgbtqia+
- Ore 16.00 Luigi Baldascini – Alla ricerca del “noi” nella psicoterapia di coppia
- Ore 17.00 Pausa
- Ore 17.15 Luca Chianura – I percorsi di affermazione di genere presso un servizio pubblico: il SAIFIP, A.O. San Camillo-Forlanini, Roma
- Ore 18.15 Tavola rotonda e question time
- Ore 19.15 Saluti e chiusura lavori
Gio. 12 Marzo
webinar in diretta
Chair Roberto De Falco
- Ore 9.00 Fabiana Montella, Bartolo Cassaglia – Supervisione sistemica: alla ricerca dello stile del terapeuta
- Ore 10.00 Claudia Agostino – New Addictions: quando la sofferenza corre sul web, scommettiamo sul sistema
- Ore 11.00 Pausa
- Ore 11.15 Conny Leporatti – Il genogramma fotografico, questo sconosciuto
- Ore 12.15 Tavola rotonda e question time
- Ore 13.15 Pausa pranzo
Chair Antonio Romanello
- Ore 15.00 Francesca Ferraguzzi – Dietro la porta chiusa: dal silenzio del ritiro alla possibilità della relazione
- Ore 16.00 Paolo Gritti – Il problema dei tre corpi. Malattia somatica e terapia della famiglia
- Ore 17.00 Pausa
- Ore 17.15 Maria G.A. De Laurentis – Quando la consapevolezza non basta: tecniche non verbali per riappropriarsi del controllo del proprio corpo
- Ore 18.15 Tavola rotonda e question time
- Ore 19.15 Saluti e chiusura lavori
Mattina – Ven. 13 Marzo
webinar in diretta
Chair Agostino Vietri
- Ore 9:00 Laura Fino, Alberto Penna – Riconnettersi al bambino ferito del partner come cura del legame di coppia
- Ore 10.00 Iolanda D’Ascenzo – Applicazione del modello relazionale sistemico nei Disturbi Borderline di Personalitá. Il Trattamento Integrato Individuale e Familiare (TIIF)
- Ore 11.00 Pausa
- Ore 11.15 Giuseppe Ruggiero – Il mio canto libero
Intimità e vitalità nella relazione di coppia - Ore 12.15 Tavola rotonda e question time
- Ore 13.15 Pausa pranzo
Pomeriggio – Ven. 13 Marzo
in presenza e diretta streaming
Chair Rita D’Angelo
- Ore 15.00 Registrazione partecipanti
- Ore 15.15 Saluti istituzionali F. Pizzoferro Vicepresidente ENPAP
- Ore 15.30 Pier Francesco Sannasardo, Chiara La Barbera – Il lavoro clinico con le coppie miste: il conflitto di lealtà tra il patto di coppia, il patto trigenerazionale e i miti delle culture di appartenenza
- Ore 16.15 Carmelo Panebianco – Le funzioni del comportamento sintomatico
- Ore 17.00 Pausa
- Ore 17.15 Roberta Marchiori – Appartenenze, narrazioni e identità: ipotesi e rappresentazioni per sistemi familiari che cambiano
- Ore 18.00 Giuseppe Vinci – Vivere pericolosamente: la comune condizione di terapeut* e pazienti del XXI secolo, in Occidente
- Ore 18.45 Tavola rotonda e question time
- Ore 19.45 Saluti e chiusura lavori
Sab. 14 Marzo
in presenza e diretta streaming
Chair Annalisa Monteleone – Ilaria Di Vecchio
- Ore 9.00 Camillo Loriedo – L’evoluzione del trauma: dal trauma focale al trauma complesso. Nuove forme di esperienze traumatiche e prospettive sistemiche d’intervento
- Ore 10.00 Gianmarco Manfrida – Le sfide dei cambiamenti socio
culturali nella clinica siste mica: nuove tecniche di terapia relazionale individuale per nuovi tempi e nuovi scenari socioculturali - Ore 11.00 Pausa
- Ore 11.30 Daniela Tortorelli – Voce e dolore in adolescenza tra corpi narranti, mostrati e feriti
- Ore 12.30 Tavola rotonda e question time
- Ore 13.00 Pausa pranzo
- Ore 14.30 Sonia Di Caro – La trasmissione transgenerazionale del trauma da neglect. Un caso di psicosi infantile
- Ore 15.30 Tullia Toscani – NON TI MUOVERE. Ragionamento clinico ed intervento di cura del trauma psichico nel genitore che rischia di diventare maltrattante
- Ore 16.30 Pausa
- Ore 16.45 Francesco Tramonti – Tra Scilla e Cariddi: polarità, equilibri e integrazioni per navigare nella complessità
- Ore 17.45 Tavola rotonda e question time
- Ore 19.00 Saluti e chiusura lavori
Provider ECM 6228 Giunti Psicologia.io srl
OFFICIAL PARTNER
Supporto
In qualsiasi momento è possibile contattarci via email all’indirizzo
info@eventiserendipity.it
o via telefono al numero
+39 333 7612242
Relatori ed interventi
viviana cheng
Mercoledi 11 Marzo ore 9.00
Amplifying children’s voices in family therapy
Approfondisci l'intervento
Sulla base della sua vasta ricerca sull’amplificazione delle voci dei bambini nelle sedute familiari, la Dott.ssa Wai Yung Lee presenterà un protocollo in cui misura le risposte fisiologiche dei bambini quando sono esposti a conflitti intergenitoriali (tra cui frequenza cardiaca, temperatura periferica e conduttanza cutanea).
I punteggi ottenuti saranno poi utilizzati per sollecitare la risposta verbale o non verbale dei bambini e individuare esattamente cosa, nella relazione intergenitoriale, stia causando loro disagio. Utilizzando spezzoni video e vignette tratte da casi reali, illustrerà il processo per far sentire le voci dei bambini e utilizzarle per creare uno scambio terapeutico nelle sedute familiari congiunte.
Questo approccio è stato descritto come “un capovolgimento della Terapia Familiare Strutturale”, poiché mette i bambini nella posizione di commentare la relazione dei genitori. Tuttavia, si è dimostrato particolarmente utile nel lavoro con genitori ad alto conflitto che potrebbero altrimenti essere troppo assorbiti dalle proprie difficoltà.
Maurizio Andolfi
Mercoledi 11 Marzo ore 10.00
Come dare voce a bambini di famiglie immigrate
Approfondisci l'intervento
In questa presentazione, il prof. Maurizio Andolfi descriverà un modello di terapia multigenerazionale e multiculturale e in particolare il bottom up approach per lavorare con bambini di famiglie e comunità migranti e marginalizzate.
Con l’utilizzo di video clips di consulenze familiari, verrà evidenziato come costruire un’alleanza con la famiglia attraverso il bambino-problema e come restituire un ruolo di competenza alle famiglie migranti.
Dando voce ai bambini, utilizzando il genogramma e la mappa del mondo, si potranno evidenziare i punti nodali del processo migratorio e gli aspetti critici dell’adattamento della famiglia nel nuovo paese di adozione. Tagli emotivi, separazioni forzate dalle proprie famiglie e comunità di origine, perdite dolorose sono parte del viaggio migratorio insieme a nuovi conflitti, discriminazione sociale e vergogna vissuti a contatto con la cultura dominante del paese di accoglienza.
Queste dimensioni relazionali saranno parte fondante di una terapia volta ad accogliere la sofferenza delle famiglie cosi come a sostenere le loro speranze di crescita.
Carmine Saccu
Mercoledi 11 Marzo ore 11.15
L’onnipotenza e l’impotenza in psicoterapia. Bambini ipercinetici con sindrome di opposizione
Approfondisci l'intervento
Deutero dice “sono nato con i capelli rossi”. Fin da piccolo ero dunque un pel di carota.
Come pel di carota ho fatto un bel percorso senza però arrivare mai a delle punte massime da essere chiamato “bambino ipercinetico o con sindrome di opposizione”.
Da grande poi come Neuropsichiatra infantile e Psicoterapeuta familiare ho incontrato molti bambini e bambine a cui veniva dato questo appellativo diagnostico “bambino ipercinetico con disturbi della condotta e sindrome di opposizione”.
Per trattare il tema dei bambini ipercinetici e con sindrome di opposizione devo fare ricorso ad una metafora: l’immagine di una grande piramide.
Nei gradini della piramide, a diversi livelli ci sono coloro che vivono il tempo soggettivo disposti dall’alto in basso seguendo un percorso che dall’ Eterno va verso il relativo a diversi livelli. In alto in cima ci sono quelli che Deutero ha chiamato i “Sommi Sacerdoti” .
Più in basso nella scala subito dopo vengono i bambini ipercinetici con sindrome di opposizione, che riescono a far credere che l’onnipotenza sulla terra esiste.
L’osservatore, che è sempre incluso nel sistema osservato verrà rappresentato con la direzione del suo sguardo verso la parte alta della piramide: questo paradigma che diventerà la sua stella Polare.
Vincenzo De Bustis
Mercoledi 11 Marzo ore 12.15
La terapia familiare del bambino sintomatico. Un caso di sonnambulismo
Approfondisci l'intervento
La terapia familiare del bambino con sonnambulismo secondo il Milan Approach (o Scuola di Milano) — sviluppato da Mara Selvini Palazzoli, Luigi Boscolo, Gianfranco Cecchin e Giuliana Prata negli anni ’70–’80 — si basa su una visione sistemico-relazionale dei sintomi.
Nel caso del sonnambulismo infantile, il sintomo non viene letto come un disturbo individuale, ma come una forma di comunicazione all’interno del sistema familiare.
Federica Seravelli
Mercoledi 11 Marzo ore 15.00
Approfondisci l'intervento
L’intervento si propone di esporre i risultati di una ricerca svolta su un campione di 276 persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+, con il fine di indagare la correlazione tra il grado di accettazione percepito nella propria famiglia d’origine riguardo il proprio genere e/o orientamento sessuale e il benessere psicologico dell’individuo.
Al campione sono stati somministrati i seguenti questionari: l’Attachment Style Questionnaire, il FACES-IV, la Scala di Valutazione dei Sintomi Trasversali di Livello 1 autosomministrata-adulto (DSM 5) e un questionario costruito ad hoc per la valutazione dell’esperienza del coming out/outing.
I risultati della ricerca mostrano una maggiore gravità dei sintomi, quando presenti, nelle persone che riportano una minor accettazione da parte della famiglia d’origine, nonché una percentuale più alta di persone sintomatologiche tra chi ha subito outing.
Tali conclusioni aprono la strada ad una maggiore conoscenza e consapevolezza delle specifiche dinamiche familiari e individuali che vivono le persone LGBTQIA+ e forniscono gli strumenti necessari per una maggiore capacità di presa in carico di pazienti non-eterosessuali e/o non cis-gender, delle loro coppie e delle loro famiglie.
La presentazione descriverà le premesse teoriche del lavoro svolto, la descrizione del campione e degli strumenti somministrati e i risultati ottenuti.
Luigi Baldascini
Mercoledi 11 Marzo ore 16.00
Alla ricerca del “noi” nella psicoterapia di coppia
Approfondisci l'intervento
Descriverò le principali disfunzioni della relazione di coppia prendendo come punto di riferimento i motivi che stanno alla base della difficoltà di formare quel “noi”, indispensabile sia alla crescita della coppia che all’evoluzione di entrambi i partner. Vignette e casi clinici mostreranno alcune modalità di intervento.
Luca Chianura
Mercoledi 11 Marzo ore 17.15
Approfondisci l'intervento
Il Servizio per l’Adeguamento tra Identità Fisica ed Identità Psichica – SAIFIP è stato istituito nel 1992 presso la Struttura Complessa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma, come servizio di consulenza e di sostegno per le persone con “Disforia/Incongruenza di Genere” che intendono chiedere la rettificazione medico-chirurgica ed anagrafica di attribuzione di sesso.
Il Servizio si è posto, al suo nascere, come obiettivi prioritari sia la strutturazione di un protocollo che offra, all’interno del Sistema Sanitario Nazionale, un intervento clinico interdisciplinare integrato (che pone attenzione a tutti gli aspetti psicologici, endocrinologici-chirurgici e socio-legali implicati nel processo di adeguamento tra identità fisica e identità psichica), sia la promozione della ricerca scientifica nell’ambito dell’identità di genere e la progettazione di attività di formazione sul tema, sviluppando altresì collegamenti nazionali ed internazionali con analoghe strutture e professionisti operanti in questo ambito.
Le riflessioni dell’Autore, che si impostano sulla personale esperienza clinica presso il SAIFIP ormai venticinquennale, si focalizzano sulla descrizione dei possibili percorsi di affermazione di genere, sia in età adulta che in età evolutiva, presso un servizio pubblico, con l’intento di evidenziare risorse e criticità di tale specifico contesto istituzionale.
Alessandra Salerno
Mercoledi 11 Marzo ore 15.00/19.15
fabiana montella
Giovedi 12 Marzo ore 9.00
Supervisione sistemica: alla ricerca dello stile del terapeuta
Approfondisci l'intervento
La supervisione sistemica, orientata dal Modello di Articolazione Intersistemica (M.A.I.), costituisce un dispositivo metodologico finalizzato a sostenere l’efficacia clinica e a favorire la costruzione dell’identità professionale del terapeuta.
Il ruolo del supervisore si configura come facilitatore del pensiero riflessivo, con l’obiettivo di integrare modello teorico, curiosità epistemica e apertura al nuovo, utilizzando la creatività come risorsa cruciale per ampliare la complessità e favorire la flessibilità e la buona riuscita dell’intervento.
Nella supervisione individuale prevalgono processi di connessione e intimità relazionale, mentre in quella gruppale, sia nella formazione che nella fase post-training, la condivisione di esperienze e feedback potenzia la riflessione collettiva, rendendo accessibili anche dimensioni implicite e latenti.
Come è emerso da una nostra ricerca condotta nei gruppi di formazione in supervisione diretta descriveremo come ciò che accade nella relazione tra terapeuta e paziente si replica isomorficamente nella relazione tra terapeuta, supervisore e gruppo di osservazione nonchè nelle dinamiche del gruppo di formazione: in questi contesti, risonanze e processi creativi generano nuove prospettive di significato e di riflessione che alimentano tanto il percorso terapeutico quanto quello formativo-professionale.
bartolo cassaglia
Giovedi 12 Marzo ore 09.00
Supervisione sistemica: alla ricerca dello stile del terapeuta
Approfondisci l'intervento
La supervisione sistemica, orientata dal Modello di Articolazione Intersistemica (M.A.I.), costituisce un dispositivo metodologico finalizzato a sostenere l’efficacia clinica e a favorire la costruzione dell’identità professionale del terapeuta.
Il ruolo del supervisore si configura come facilitatore del pensiero riflessivo, con l’obiettivo di integrare modello teorico, curiosità epistemica e apertura al nuovo, utilizzando la creatività come risorsa cruciale per ampliare la complessità e favorire la flessibilità e la buona riuscita dell’intervento.
Nella supervisione individuale prevalgono processi di connessione e intimità relazionale, mentre in quella gruppale, sia nella formazione che nella fase post-training, la condivisione di esperienze e feedback potenzia la riflessione collettiva, rendendo accessibili anche dimensioni implicite e latenti.
Come è emerso da una nostra ricerca condotta nei gruppi di formazione in supervisione diretta descriveremo come ciò che accade nella relazione tra terapeuta e paziente si replica isomorficamente nella relazione tra terapeuta, supervisore e gruppo di osservazione nonchè nelle dinamiche del gruppo di formazione: in questi contesti, risonanze e processi creativi generano nuove prospettive di significato e di riflessione che alimentano tanto il percorso terapeutico quanto quello formativo-professionale.
claudia agostino
Giovedi 12 Marzo ore 10.00
New Addictions: quando la sofferenza corre sul web, scommettiamo sul sistema
Approfondisci l'intervento
La realtà virtuale e l’era delle relazioni “iper-connesse” ci espongono a nuove forme di dipendenza: gli ultimi dati epidemiologici (www.cnr.it) parlano della sofferenza di una generazione che corre sul web e che si insinua nelle case e nelle famiglie.
Il gaming ed il gioco d’azzardo online da semplici momenti ludico-ricreativi possono trasformarsi in veri e propri quadri clinici dalle conseguenze devastanti. Le ultime evidenze scientifiche ci aiutano ad intercettare eventuali fattori di rischio e possibili cornici di lettura (Croce-Mazzoli, a cura di, 2023; Lancini, a cura di, 2019) e di fronte alla sfida di questi nuovi scenari, il terapeuta sistemico deve potersi interrogare e trovare nuove mappe, al fine di prendere in carico individui e famiglie.
Nel presente contributo affronterò queste importanti tematiche, a partire dalla personale esperienza nel campo delle dipendenze patologiche, portando dati aggiornati e possibili vie di incontro e di ascolto per queste nuove forme di sofferenza individuale e relazionale.
conny leporatti
Giovedi 12 Marzo ore 11.15
Il genogramma fotografico, questo sconosciuto
Approfondisci l'intervento
“Prima di diventare una storia, ogni vita offre se stessa come un continuum di immagini e chiede di essere vista, prima di tutto.” James Hillmann
Il genogramma fotografico utilizza fotografie di famiglia scelte dal paziente o dal terapeuta in formazione per esplorare le dinamiche relazionali e la storia familiare, integrandola con i vissuti emotivi stimolati dalle immagini.
Anziché utilizzare simboli e linee, il genogramma fotografico consente di ricostruire la storia familiare attraverso immagini, emozioni, ricordi e legami che le immagini sollecitano in dimensioni spesso precedentemente non colte o non realizzate.
Sarà presentata la tecnica del genogramma fotografico, con specifico riferimento al lavoro di Rodolfo de Bernard sul tema, sia in riferimento alla formazione del terapeuta familiare che per l’uso clinico del genogramma fotografico con individui, coppie e famiglie, per comprendere pienamente i modelli familiari, la complessità dei legami e i passaggi generazionali.
Sarà presentato un caso, saranno fornite indicazioni circa le varie fasi della realizzazione del genogramma fotografico, che in ordine alla tecniche di lettura delle foto.
francesca ferraguzzi
Giovedi 12 Marzo ore 15.00
Dietro la porta chiusa: dal silenzio del ritiro alla possibilità della relazione
Approfondisci l'intervento
Il fenomeno del ritiro sociale in adolescenza rappresenta una crescente sfida clinica e familiare. Sempre più spesso, genitori e terapeuti si trovano di fronte a ragazzi che si isolano progressivamente dal mondo esterno, rinchiudendosi nelle proprie stanze e sospendendo ogni investimento affettivo, relazionale e progettuale.
Tale ritiro, spesso accompagnato da sentimenti di vuoto, inadeguatezza e paura, riflette la difficoltà di affrontare i compiti evolutivi tipici di questa fase della vita, segnata da profonde trasformazioni corporee, psicologiche e sociali.
In una società fortemente individualista e prestazionale, l’adolescente fatica a trovare un senso di appartenenza e uno spazio autentico di espressione di sé. Emerso negli anni ’80 in Giappone e denominato Hikikomori, questo fenomeno è ancora diffuso in tutto il mondo. Gli interventi terapeutici richiedono un elevato livello di adattamento al setting e flessibilità.
L’obiettivo di questo intervento è quello di esplorare il significato psicologico del ritiro sociale come risposta difensiva alla crisi identitaria adolescenziale, e riflettere sul ruolo della famiglia e della relazione terapeutica nel creare le condizioni per una possibile riapertura al mondo.
paolo gritti
Giovedi 12 Marzo ore 16:00
Il problema dei tre corpi. Malattia somatica e terapia della famiglia
Approfondisci l'intervento
La malattia somatica è un evento normativo nel ciclo di vita della persona, delle coppie e delle famiglie. La malattia somatica grave, cronica, invalidante o a prognosi complessa rappresenta una sfida per la famiglia poiché rimodula, spesso in modo irreversibile le relazioni familiari. Questo evento può spesso sommarsi e riformulare le problematiche relazionali della famiglia e merita un approccio terapeutico specifico. La relazione descrive questa tematica, spesso negletta nella formazione del terapeuta, ed i possibili approcci terapeutici, nella premessa che la psicoterapia sistemcio-relazionale della coppia e della famiglia i l modello più idoneo allo scopo. Nel corso della relazione verranno fornite brevi esemplificazioni cliniche.
Maria G. A. Laurentis
Giovedi 12 Marzo ore 17.15
Approfondisci l'intervento
Quando la sofferenza si esprime con sintomi somatici, non sempre il percorso terapeutico e nuove consapevolezze sono sufficienti a sradicare automatismi neurovegetativi e memorie somatizzate da lungo tempo.
Per far fronte a tale espressione del disagio, i sistemici hanno utilizzato da sempre la comunicazione non verbale e il lavoro tramite il corpo. Nel presente contributo, oltre a passare in rassegna le più collaudate metodologie sistemiche utilizzate per le suddette problematiche, si esporrà la Teoria Polivagale di Porges che definisce le basi neurofisiologiche di meccanismi difensivi disfunzionali connessi a sintomatologie somatiche.
Si concluderà illustrando la “mappatura del sé corporeo”, percorso volto ad acquisire un atteggiamento di ascolto di percezioni, emozioni e relazioni, propedeutico a un progressivo controllo e padroneggiamento del malessere fisico e al superamento della narrazione di “corpo malato”.
Antonio Romanello
Giovedi 13 Marzo ore 15.00/19.15
Chair
alberto penna
Venerdi 13 Marzo ore 09.00
Riconnettersi al bambino ferito del partner come cura del legame di coppia
Approfondisci l'intervento
Nel modello sistemico, la coppia è concepita come un sistema complesso formato da due storie individuali e dalla relazione che le intreccia. L’esplorazione delle traiettorie di attaccamento e dei legami trigenerazionali consente di comprendere come le vulnerabilità personali si attivino e si alimentino reciprocamente nella dinamica di coppia.
All’interno di questo processo, creiamo un momento di intensificazione emotiva tramite l’attivazione dello sguardo sul bambino ferito del partner. Questo momento di sintonizzazione trasforma l’intensità emotiva in connessione profonda, favorendo la decostruzione dei modelli difensivi e l’emergere di nuove possibilità relazionali.
L’esperienza clinica mostra come questo passaggio permetta di spostare la coppia da un circolo accusatorio a un processo di co-riflessione e cura reciproca, restituendo senso e responsabilità alla storia condivisa. Lo sguardo sul bambino ferito diventa così un atto trasformativo e sistemico, capace di riattivare la compassione e di ampliare la libertà di scelta tra il restare insieme o separarsi in modo più consapevole.
Laura Fino
Venerdi 13 Marzo ore 09.00
Riconnettersi al bambino ferito del partner come cura del legame di coppia
Approfondisci l'intervento
Nel modello sistemico, la coppia è concepita come un sistema complesso formato da due storie individuali e dalla relazione che le intreccia. L’esplorazione delle traiettorie di attaccamento e dei legami trigenerazionali consente di comprendere come le vulnerabilità personali si attivino e si alimentino reciprocamente nella dinamica di coppia.
All’interno di questo processo, creiamo un momento di intensificazione emotiva tramite l’attivazione dello sguardo sul bambino ferito del partner. Questo momento di sintonizzazione trasforma l’intensità emotiva in connessione profonda, favorendo la decostruzione dei modelli difensivi e l’emergere di nuove possibilità relazionali.
L’esperienza clinica mostra come questo passaggio permetta di spostare la coppia da un circolo accusatorio a un processo di co-riflessione e cura reciproca, restituendo senso e responsabilità alla storia condivisa. Lo sguardo sul bambino ferito diventa così un atto trasformativo e sistemico, capace di riattivare la compassione e di ampliare la libertà di scelta tra il restare insieme o separarsi in modo più consapevole.
Iolanda D’Ascenzo
Venerdi 13 Marzo ore 10.00
Applicazione del modello relazionale sistemico nei Disturbi Borderline di Personalitá. Il Trattamento Integrato Individuale e Familiare (TIIF)
Approfondisci l'intervento
Le terapie che combinano interventi individuali e familiari hanno mostrato molti vantaggi nel trattamento dei Disturbi Borderline di Personalitá (DBP), ma implicano una maggiore difficoltá nella costruzione dell’alleanza terapeutica. Il modello relazionale sistemico considera lo sviluppo ed il funzionamento della personalitá nell’ottica della complessitá dell’interazione tra individuo e contesti di appartenenza.
Si propone il Trattamento Integrato Individuale e Familiare (TIIF) sviluppato attraverso la clinica e la ricerca nell’Ospedale di San Pablo di Barcelona e basato sui principi del modello relazionale sistemico e sull’idea di reversibilitá del disturbo.
Il TIIF ha dimostrato di essere utile nel facilitare la costruzione ed il mantenimento dell’alleanza terapeutica e contribuisce al cambiamento terapeutico attraverso una sinergia tra la modificazione dei patterns di comunicazione e di relazione nella famiglia ed il funzionamento individuale della persona con DBP.
Giuseppe Ruggiero
Venerdi 13 Marzo ore 11.15
Il mio canto libero
intimità e vitalità nella relazione di coppia
Approfondisci l'intervento
Da sempre autori di discipline diverse, filosofia, psicologia, psicoanalisi, arte, letteratura, poesia, hanno approfondito i costrutti di intimità e vitalità, applicati allo sviluppo individuale e alla costruzione dei legami affettivi.
Cosa significa essere e sentirsi vivi? Come esprimere la propria vitalità, fisica e immaginativa, e quindi la propria parte creativa? Come è possibile, all’interno della relazione di coppia, mantenere il giusto equilibrio tra rimanere fedeli a sé stessi e continuare a sentirsi connessi all’Altro?
E, infine, come può il terapeuta esporre le proprie parti vitali, favorendo la costruzione di un clima di fiducia, rispetto e intimità?
La terapia di coppia rappresenta uno spazio protetto e sicuro, dove è possibile coniugare il reciproco riconoscimento con il sentimento profondo di essere parte di un legame, che vincola e regola, e soprattutto si nutre di presenza, ascolto e consapevolezza.
In tale percorso diviene centrale la dimensione corporea intesa come luogo, al tempo stesso concreto e simbolico, dove sperimentare la vitalità e la creatività del vivere in due, sviluppando un’intelligenza che potremmo definire “ritmico-musicale”, che moduli l’intensità degli scambi interpersonali
e aiuti la coppia a costruire e conservare nel tempo il proprio “canto libero”.
Pier Francesco Sannasardo
Venerdi 13 Marzo ore 15.30
Il lavoro clinico con le coppie miste: il conflitto di lealtà tra il patto di coppia, il patto trigenerazionale e i miti delle culture di appartenenza
Approfondisci l'intervento
Nel lavoro clinico con le giovani coppie miste alla loro prima esperienza, spesso si osservano dinamiche conflittuali in cui l’esplicito conflitto di coppia sul patto coniugale è connesso e cela l’implicito conflitto di ogni singolo partner con il mandato del proprio sistema familiare di origine e con i miti delle culture di provenienza.
Gli autori rifletteranno su alcune peculiarità delle procedure cliniche utilizzate che prevedono una fase di alleanza con i diversi sottosistemi per valutare poi la possibilità di attivare una differenziazione sia tra le generazioni impegnate nella relazione sia con i miti culturali di riferimento.
Verranno proposte sia modalità narrative, ispirate a tecniche di mentalizzazione sistemica, che tecniche d’impatto.
Chiara La Barbera
Venerdi 13 Marzo ore 15.30
Il lavoro clinico con le coppie miste: il conflitto di lealtà tra il patto di coppia, il patto trigenerazionale e i miti delle culture di appartenenza
Approfondisci l'intervento
Nel lavoro clinico con le giovani coppie miste alla loro prima esperienza, spesso si osservano dinamiche conflittuali in cui l’esplicito conflitto di coppia sul patto coniugale è connesso e cela l’implicito conflitto di ogni singolo partner con il mandato del proprio sistema familiare di origine e con i miti delle culture di provenienza.
Gli autori rifletteranno su alcune peculiarità delle procedure cliniche utilizzate che prevedono una fase di alleanza con i diversi sottosistemi per valutare poi la possibilità di attivare una differenziazione sia tra le generazioni impegnate nella relazione sia con i miti culturali di riferimento.
Verranno proposte sia modalità narrative, ispirate a tecniche di mentalizzazione sistemica, che tecniche d’impatto.
Carmelo Panebianco
Venerdi 13 Marzo ore 16.15
Le funzioni del comportamento sintomatico
Approfondisci l'intervento
Quale ruolo può svolgere il sintomo in terapia? Quali sono le funzioni?
Panebianco et al. (2022) hanno definito il sintomo come un comportamento irrazionale, involontario e inconsapevole, ma, soprattutto, inefficace al fine di produrre un cambiamento. Ciò comporta che il sintomo contiene in sé un aspetto di mantenimento (funzione morfostatica del sintomo) ed uno di cambiamento (funzione morfogenetica del sintomo).
Unitamente a questi due aspetti, nel comportamento sintomatico è possibile rintracciare un aspetto simbolico/metaforico (aspetto metaforico del sintomo).
Nel lavoro viene proposto un modello per facilitare l’individuazione delle funzioni del sintomo.
A tale scopo, verranno illustrati due casi clinici.
roberta marchiori
Venerdi 13 Marzo ore 17.15
Appartenenze, narrazioni e identità: ipotesi e rappresentazioni per sistemi familiari che cambiano
Approfondisci l'intervento
Il processo evolutivo che le organizzazioni familiari compiono nel corso degli anni è un percorso di costanti ristrutturazioni e ridefinizioni dove le relazioni e i ruoli si modificano nel sempre più complesso intreccio di passaggi del ciclo di vita, eventi imprevisti e trasformazioni socio-culturali.Le separazioni, le ricomposizioni, le tecniche di riproduzione assistita, le adozioni, gli affidi, la gestazione per altri, le unioni omosessuali e il conseguente evolversi degli assetti legislativi in materia, hanno ampliato e modificato sia il concetto che l’espressione della familiarità, della genitorialità e dell’essere figli. Il legame biologico dato dalla procreazione può essere totalmente disgiunto da quello elettivo e la genitorialità diventa un concetto variabile, da pensare, costruire e sostenere attivamente (Di Silvio, 2017).
Le definizioni utilizzate per caratterizzare i legami famigliari stanno cambiando, si parla sempre più spesso di famiglie “plurinucleari”, ricomposte, di “parenting” di “civil partnership”, di genitorialità al plurale e di responsabilità genitoriale. Parentele, appartenenze e identità individuali hanno bisogno di essere pensate in modo plastico e mobile.
L’idea della famiglia chiamata “tradizionale”, caratterizzata dalla sovrapposizione di genitore biologico e sociale e guidata da una logica parentale di tipo discendente, si rivela sempre meno utile come riferimento per comprendere e accogliere le diverse “costellazioni affettive” (Caillé, 2014) così come le dinamiche relazionali e i bisogni identitari che emergono da queste.
Psicoterapeuta sistemico relazionale e mediatore familiare dal 1996 e didatta del centro Milanese di terapia della famiglia dal 2000, mi occupo di consulenza, terapia familiare, mediazione in casi di separazione, divorzio, ricomposizioni familiari e sostegno alla genitorialità nelle diverse complessità familiari. Negli ultimi anni ho approfondito le tematiche connesse alle famiglie omogenitoriali, all’inseminazione eterologa e al riconoscimento in Italia dei legami genitoriali con i figli.
Nella pratica clinica e teorica ho rivisitato più volte alcune modalità conversazionali e tecniche classiche della terapia sistemica per adattarle alle esigenze delle diverse organizzazioni familiari con cui mi sono trovata a lavorare. In particolare ho pensato a modalità di realizzazione di genogrammi ed ecogrammi in cui sia possibile far emergere e raffigurare la continuità dei legami ma anche le loro trasformazioni senza negare possibili coesistenze attuali e future (Marchiori 2014, Marchiori Viaro 2015, Marchiori 2018, 2019).
Ritengo indispensabile che il terapeuta sistemico e gli operatori sociali siano sempre più capaci e creativi per costruire assieme alle famiglie storie e rappresentazioni grafiche che siano dinamiche e che rispettino le appartenenze plurime e le diverse costellazioni affettive.
In questo intervento verrà focalizzata l’attenzione sulla necessità di rinnovare le premesse e le tecniche cliniche in modo coerente rispetto alle specificità delle molteplici organizzazioni familiari e degli sviluppi identitari a queste connessi.
giuseppe vinci
Venerdi 13 Marzo ore 18.00
Vivere pericolosamente: la comune condizione di terapeut* e pazienti del XXI secolo, in Occidente
Approfondisci l'intervento
Non siamo altro che “relazioni con” e “relazioni tra”, e possiamo comprendere il senso di ciò che facciamo, di ciò che siamo e di come viviamo solo all’interno di tali relazioni, anche nella clinica, che è per definizione incontro di vite umane, cruciale in una moltitudine di occasioni.
L’intreccio dei grandi cambiamenti in corso, (IA, clima, guerre, crisi della democrazia…) e la loro velocità, mina la nostra capacità di prevedere e provvedere, individuare significati e sostenere chi in un quel momento sta sperimentando una condizione psichica o un funzionamento che invoca la cura. Terapeute e terapeuti, che abitano lo stesso mondo nello stesso istante, condividono pienamente con i loro pazienti tale condizione e le incertezze e le difficoltà che ne derivano, ma sono nel ruolo di chi deve provare ad aiutare a sciogliere nodi, e dare senso e speranza.
Partendo dalla declinazione del concetto di contesto secondo la prospettiva di G. Bateson, e attraversando le suggestioni di Rovelli e Nagarjuna sull’interdipendenza e oltre, si rappresenterà la necessità della condivisione reale delle incertezze che accomunano pazienti e terapeut*, e della dimensione sociale e politica che la comune condizione impone.
Camillo Loriedo
Sabato 14 Marzo ore 09.00
L’evoluzione del trauma: dal trauma focale al trauma complesso. Nuove forme di esperienze traumatiche e prospettive sistemiche d’intervento
Approfondisci l'intervento
Nel corso degli ultimi decenni, la comprensione delle esperienze traumatiche ha subito una profonda trasformazione, attivata da eventi sempre più gravi e da forme di disagio psicosociale sempre più pervasivo. Quella che un tempo veniva riconosciuta come la forma prevalente e più devastante di trauma, il Trauma Focale, originato da un singolo evento traumatico circoscritto, ma con effetti eclatanti e duraturi, ha ceduto il passo a forme precedentemente ignorate di esperienza traumatica.
Si tratta dell’esito di ripetute esperienze avverse, di natura interpersonale, che si ripetono nel tempo e diventano talmente prevedibili da alimentare un circolo vizioso di sofferenza che si ripercuote non solo sull’individuo, ma anche sul suo contesto realzionale. Questo tipo di trauma, che agisce per accumulo, il Trauma Complesso, genera un profondo senso di impotenza e di ineluttabilità, e produce numerose conseguenze altamente invalidanti in grado di compromettere la qualità della vita, sia sul piano emotivo che sociale.
Mentre il Trauma Focale è di regola eclatante e immediatamente riconoscibile, il trauma complesso si configura come una forma molto più diffusa e insidiosa di disagio, in grado di produrre effetti devastanti che si prolungano nel tempo e, non di rado, per l’intero arco di vita.
È stata Judith Herman (1992), a segnalare per prima la mancanza di attenzione per le esperienze traumatiche cumulative di natura interpersonale, definendo questa forma di disagio come la più pervasiva e devastante. Sebbene il suo lavoro sia stato descritto dal New York Times come uno dei contributi più significativi per la salute mentale dal tempo di Freud, sono stati necessari tredici anni per giungere fino a van der Kolk e coll. (2005) e ottenere una definizione ben definita e condivisa del Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso (CPTSD), caratterizzato da un rilevante corteo sintomatologico che include: gravi alterazioni della regolazione emotiva e comportamentale, somatizzazioni, disturbi dissociativi, alterazioni della percezione di se stessi e delle proprie relazioni interpersonali.
Questa graduale, ma inesorabile transizione che ha riscritto la storia del trauma, ha avuto fondamentali implicazioni cliniche, in particolare per le terapie sistemiche, che per loro stessa natura non possono non proporsi, come intervento di elezione per quello che Liotti ha definito Trauma Relazionale (2013) e che la stessa Herman (2023) ha indicato come problema sociale piuttosto che individuale.
Oggi, a oltre tre decenni dalla sua prima pubblicazione sul Trauma Complesso, la visione innovativa della Hermann trova ampio riscontro clinico, ma anche il dovuto riconoscimento formale a livello mondiale, come testimonia la recente inclusione del Trauma Complesso nell’ultima edizione (ICD-11) del manuale diagnostico internazionale del WHO (2022).
La centralità delle relazioni familiari e interpersonali nel trattamento di questo tipo di trauma conferisce alle terapie sistemiche una posizione di primo piano, rendendole di fatto interventi specifici per le situazioni di profondo disagio individuale e sociale.
I terapeuti sistemici sono oggi chiamati ad affrontare con crescente urgenza e competenza il trauma relazionale, per mitigare e risolvere le drammatiche conseguenze dalle esperienze traumatiche complesse. Questa relazione si propone di esplorare idee e pratiche che possano fornire risposte concrete, contribuendo a costruire un approccio terapeutico sempre più mirato e in grado di affrontare l’espansione del trauma nelle sue forme più subdole e diffuse nei decenni a venire.
gianmarco manfrida
Sabato 14 Marzo ore 10.00
Le sfide dei cambiamenti socioculturali nella clinica siste
Approfondisci l'intervento
IO…parlare di tecniche? I miei allievi sanno quanto ne diffido, quante ne chiamo tecnicuzze, concepite per far fare meno fatica al terapeuta rassicurandolo che se agirà in un certo modo …sarà automaticamente terapia garantita!!! Ho scritto contro le mode in psicoterapia, ho diffidato dall’ iscriversi alla scuola chi si aspettava di trovarci protocolli standardizzati su come si fa terapia.
Eppure mi occupo da tempo di tecniche di comunicazione persuasiva in psicoterapia, quindi il tema di oggi non dovrebbe sorprendere tanto: credo che sia inevitabile utilizzare tecniche, ma la mia predilezione va a quelle puntiformi, che si esauriscono nel giro di una seduta e non implicano il rischio di sostituire la terapia, di far confondere la tattica con la strategia, di rendere le sedute prevedibili e meno coinvolgenti.
Oggi presenterò quindi alcune delle tecniche che ho sviluppato per un lavoro sistemico relazionale individuale di tipo narrativo costruzionista sociale, situazione in cui rivolgendoci ad una persona sola è necessario coinvolgerla profondamente in una nuova storia e in un nuovo modo di vedersi, perchè di essa possa convincere altre persone per lei significative a cui noi non possiamo avere accesso.
daniela tortorelli
Sabato 14 Marzo ore 11.30
Voce e dolore in adolescenza tra corpi narranti, mostrati e feriti
Approfondisci l'intervento
Il presente lavoro descrive specifiche caratteristiche dell’attuale disagio giovanile, connesse allo sviluppo e alla diffusione della tecnologia e ai cambiamenti culturali di questi anni. Il corpo diventa sempre più il veicolo per manifestare il dolore, unito a una sorta di incapacità di narrare ed esporre le proprie emozioni. L’incremento delle richieste di aiuto in adolescenza e le nuove forme di disagio impongono una riflessione sociale e clinica, teorica e di intervento, rispetto alla cura di fenomeni come hikikomori e autolesionismo. Il terapeuta sistemico è chiamato a dare parole a giovani che rinunciano o non sanno narrare il proprio dolore, connettendoli a famiglie che non riescono a capire e con le quali si verifica una sorta di stallo che porta sovente alla cronicizzazione. Saranno presi in esami i vissuti emotivi rappresentati attraverso il corpo e le dinamiche relazionali, le componenti neurofisiologiche coinvolte e le dinamiche relazionali e sarà descritto un caso clinico.
Sonia Di Caro
Sabato 14 Marzo ore 14.30
La trasmissione transgenerazionale del trauma da neglect. Un caso di psicosi infantile
Approfondisci l'intervento
La relatrice tratterà il tema della trasmissione transgenerazionale del trauma da neglect infantile che è una forma di trauma relazionale. Tale tema si riferisce all’insieme dei meccanismi di trasmissione degli effetti degli eventi traumatici (impatto emotivo, psicologico e fisico) da una generazione alla seguente, trasmissione che non avviene in modo consapevole, ma si verifica piuttosto attraverso pattern comportamentali, stili genitoriali, risposte emotive e persino cambiamenti nell’espressione genetica.
L’intervento mirerà a chiarire, attraverso l’approfondimento di un caso clinico di psicosi infantile, come non sia necessario che i discendenti rivivano in prima persona l’evento traumatico che i genitori hanno sperimentato: le reazioni a catena che si possono creare riguardano la creazione di dinamiche familiari disadattive, stili di coping disfunzionali e disregolazione emotiva.
Tutto questo può comportare alterazioni profonde che riguardano anche l’insieme delle connessioni neuronali e lo sviluppo cerebrale dei discendenti sopravvissuti al trauma e avere una ricaduta importante sulle generazioni successive.
tullia toscani
Sabato 14 Marzo ore 15.30
Approfondisci l'intervento
Una attuale emergenza sociale è quella di “genitorialità fragile”, spesso carente di una rete comunitaria e parentale di supporto, e di modelli interiorizzati che facilitino la genitorialità responsabile. Assistiamo purtuttavia oggi ad una realtà sociale che testimonia la graduale apertura di fiducia verso chi svolge la professione di “relazione d’aiuto”. Genitori in difficoltà o francamente spaventati da propri comportamenti impulsivi arrivano sempre di più autonomamente negli studi privati chiedendo aiuto e cura.
Gli ultimi venticinque anni hanno visto a livello internazionale molti sviluppi della psicotraumatologia sia in termine di nuove conoscenze che di articolazione di nuove tecniche e modelli formativi , sollecitando a volte nei professionisti l’illusione di soluzioni magiche o creando disorientamento o confusione sulle traiettorie di cura, o ancor peggio favorendo un pensiero clinico che si appiattisce sulle tecniche perdendo di vista uno sguardo più ampio sulla complessità del funzionamento psichico e relazionale dell’individuo, inserito nei suoi legami familiari e comunitari. L’individuo in quanto “soggetto contestuale” non solo fa parte di un sistema familiare trigenerazionale che ne ha influenzato lo sviluppo ma è esso stesso un sistema complesso che concorre, con la sua specificità ad influenzare i contesti relazionali nei quali vive. Ogni traversia individuale è un attraversamento di gruppo.
La vignetta clinica mostra l’intervento di cura svolto su una madre che manifesta un “disturbo della relazione madre-bambina” al limite di una possibile segnalazione di maltrattamento. L’esempio clinico si inserisce dentro una riflessione più ampia che sottolinea l’importanza della integrazione tra orientamento sistemico-relazionale e psicotraumatologia dentro uno sguardo clinico che assume la complessità come parametro valutativo.
Individuare il nucleo affettivo e cognitivo correlato alla patologia del genitore e mantenuto dal suo contesto relazionale familiare, è fondamentale per la cura. Prendersi cura del trauma psichico nel genitore “maltrattante” è cura dei legami familiari e della trasmissione intergenerazionale e transgenerazionale.
La terapia familiare sistemico-relazionale viene riorganizzata in passaggi prioritari sequenziali della terapia del trauma psichico e diventa cornice indispensabile nella quale collocare l’intervento individuale di desensibilizzazione ed integrazione delle memorie traumatiche. L’esempio clinico mostrerà anche brevi passaggi videoregistrati.
Francesco Tramonti
Sabato 14 Marzo 16.45
Tra Scilla e Cariddi: polarità, equilibri e integrazioni per navigare nella complessità
Approfondisci l'intervento
La terapia sistemico-relazioale attraversa un periodo di profondo dibattito sui fattori di cura maggiormente rilevanti e sulla collocazione dell’agire terapeutico nel più vasto contesto di un mondo che pone sfide in continua evoluzione.
Il pensiero sistemico, in congiunzione con un rinnovato ed autentico approccio biopsicosociale, offre una irrinunciabile cornice per l’inquadramento delle crescenti conoscenze nei vari ambiti e discipline che riguardano la salute mentale e il benessere psicologico.
In tale cornice, promettenti proposte di integrazione disegnano uno scenario in cui le diverse anime della clinica e del pensiero sistemico possono confluire verso la creazione di sempre più aggiornate mappe per navigare nella complessità della mente e delle relazioni.
roberto de falco
Giovedi 12 Marzo ore 9.00/13.15
rita d’angelo
Venerdi 14 Marzo ore 15.30/19.45
Chair
agostino vietri
Venerdi 13 Marzo ore 9.00/13.15
Chair
annalisa monteleone
Sabato 14 Marzo ore 9.00/13.00
Chair
ilaria di vecchio
Sabato 14 Marzo ore 14.30/19.00
Chair
rita latella
Mercoledi 11 Marzo ore 09.o0/13.15
Chair