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La psicologia ospedaliera: funzioni e operatività

I progressi congiunti della medicina, in grado oggi di curare molte patologie e di far assumere ad altre, un tempo mortali, un decorso cronico, e della psicologia hanno comportato una sempre maggiore attenzione alla componente soggettiva del paziente, creando le condizioni per una visione più ampia dell’assistenza alla persona malata. Sta scomparendo la concezione della malattia come singolo oggetto di cura a favore di un’ottica, globale e multiprofessionale, in cui la relazione con la persona ammalata diventa il nodo centrale della cura.
La medicina contemporanea, con la sua crescente specializzazione e con l’impiego di strumenti tecnici sempre più raffinati e complessi, ha raggiunto traguardi sino a pochi anni fa impensabili, sia in ambito diagnostico sia terapeutico. Tuttavia va riconosciuto come a tale avanzamento della clinica sia anche corrisposto, secondo pareri sostanzialmente concordi, un prezzo elevato in termini di progressiva depersonalizzazione della prassi medica, di riduzione dell’attenzione per la soggettività del “paziente” e di tendenziale divaricazione degli aspetti, originariamente inscindibili, della “cure” e della “care” (della cura della malattia/del prendersi cura della persona del malato). Pertanto, a tali successi non è conseguito l’auspicabile aumento del grado di soddisfazione dell’utenza per i trattamenti ricevuti, persino quando essi hanno avuto esito favorevole. Ciò paradossalmente è avvenuto proprio in un momento in cui la psicologia ed altre discipline hanno prodotto ricerche più sistematiche provanti l’importanza decisiva nell’esito dei percorsi di cura sia dei fattori emotivi e psicologici del paziente, sia del ruolo giocato dalla comunicazione e dalle inferenze soggettive del medico e dei curanti.
Per tale motivo, per fornire ai bisogni dell’utenza una risposta sempre più adeguata,  è sempre più richiesta la presenza di psicologi in ospedale e l’attivazione di Servizi di Psicologia Ospedaliera, con l’obiettivo di prendere in cura i bisogni affettivi, emozionali e relazionali dei pazienti, valorizzare le risorse del personale sanitario, uniformare le procedure, produrre ricerche scientifiche.
Le attività delle Unità Operative di Psicologia Ospedaliera devono prevedere percorsi di sostegno psicologico per gli ammalati ed i loro familiari, al fine di ridurre lo stress e la sofferenza emotiva connesse alla condizione di malattia, al dolore fisico, al ricovero ospedaliero. Secondo una visione olistica e moderna della medicina,  prendersi cura della persona malata oggi nel contesto ospedaliero impone la comprensione non solo dei meccanismi patogenetici implicati, ma anche dei vissuti personali e familiari associati alla malattia, attraverso l’analisi della domanda di cura, la condivisione delle emozioni associate alla malattia, la costruzione di un piano di trattamento finalizzato alla promozione di un ruolo attivo della persona malata nella gestione delle sue condizioni.
Inoltre, le attività psicologiche non devono esaurirsi in tale ambito clinico, per evitare una visione ulteriormente parcellizzata della cura delle persone, ma in una visione sistemica dell’istituzione sanitaria devono coinvolgere altre aree essenziali di intervento quali la promozione di progetti di umanizzazione delle struttura sanitarie, il rapporto con le associazioni di volontariato, la formazione e il sostegno agli operatori sanitari sui temi della comunicazione, sull’importanza del vissuto emotivo dell’operatore, sul riconoscimento del disagio psichico dell’utente.
Gli incontri sono strutturati con una prima parte di tipo teorico, con lezione frontale ed utilizzo di slides, riguardanti gli argomenti elencati, seguita dall’attivazione di un confronto con i partecipanti, che potranno porre riflessioni, quesiti e richiedere approfondimenti.
Programma degli argomenti:
1) Funzioni e ambiti operativi della psicologia ospedaliera
2) L’intervento clinico in ospedale: la consulenza
3) Il vissuto del paziente e dei familiari di fronte alla malattia
4) Descrizione e realizzazione di progetti di umanizzazione delle strutture sanitarie
5) Assistenza psicologica ai pazienti con Covid: l’esperienza del Cotugno di Napol;
6) Esempi di attività clinica: Chi ha paura dell’Aids; chi sono i warried well?
7) La comunicazione delle cattive notizie in ambito sanitario
Materiale didattico
Per ciascun tema, saranno presentate una serie di slide e verrà fornita una bibliografia essenziale di riferimento. Verranno fornite esemplificazioni pratiche di modelli di intervento clinico e di progetti di umanizzazione. Inoltre verrà dato spazio agli interventi dei partecipanti, favorendo la loro attivazione.
Il Corso è rivolto a psicologi e operatori sanitari che operano e/o auspicano di lavorare in ambito ospedaliero e desiderano approfondire conoscenze teoriche e prassi operative specifiche dell’assistenza psicologica in tale contesto.

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Alberto Vito

Psicologo, psicoterapeuta familiare, responsabile U.O.S.D. Psicologia Clinica A.O. Ospedali dei Colli (Napoli), didatta della Scuola Romana di Psicoterapia Familiare, autore del volume: “Psicologi in Ospedale, edito da F. Angeli, 2012 (uno dei primi testi italiani dedicato esclusivamente alla psicologia ospedaliera).

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